mag 9 2012
Perchè la vittoria “dell’anti-politica”?
Innanzitutto credo sia fondamentale chiarire subito un dettaglio grande come una casa: il voto delle amministrative e la crescita esponenziale del MoVimento 5 Stelle non è sintomo di anti-politica ma di anti-partitismo.
In Italia viviamo da sempre in questo grande equivoco per il quale la politica sono i partiti. La politica è il momento centrale della socialità, l’arte di essere cittadino e da cittadino occuparsi della cosa pubblica, impegnarsi per il bene collettivo. Esiste da sempre, dai tempi dell’antica Grecia ed è giunta fino a noi attraverso varie mutazioni. Poi ci sono i partiti, una grande invenzione del novecento, la casa ed il luogo in cui la gente ci si trovava per fare la politica attorno a degli ideali e ad un pensiero comune.
Personalmente oltre ad essere molto appassionato alla politica e sentirla una cosa viva dentro di me credo in maniera convinta nei partiti e nella loro idea di base, ma sempre tenendo conto che è la prima ad essere la stella polare mentre i secondi sono solo un mezzo per esercitarla nella società massificata in cui tutti devono poterla fare.
Mettere in chiaro determinati elementi risulta utile per evitare di avvolgersi in una sterile discussione sul nulla, nella sterile discussione in cui i media ci hanno costretti nell’ossequiosa volontà di apportare il proprio contribuito affinchè lo status quo resti intatto, è questo il motivo per cui dall’inizio della campagna elettorale hanno continuato a ripeterci che Grillo ed il suo movimento fossero anti-politica fuorviando clamorosamente il discorso: chiunque si occupi del bene e dei problemi comuni fa politica; chi invece in una società partitica critica duramente lo stato delle cose al massimo può fare anti-partitismo.
E perchè così tanti cittadini sono ed hanno dimostrato col voto di essere anti-partitici? Perchè evidentemente i partiti stessi, unici attori della scena politica fino ad oggi, hanno messo la gente nelle condizioni di pensare ciò, la colpa è e può essere solo ed esclusivamente dei partiti. Questa tornata elettorale non ha punito, come vogliono far credere, chi sostiene il governo Monti; quello che si è imputato ai partiti non è stata la cattivata gestione della crisi economica che ci colpisce: se fosse così la Lega non avrebbe perso metà dei suoi consensi essendo la più strenua oppositrice di questo esecutivo. Quello che i partiti pagano è, come al solito, un fenomeno peculiare del nostro paese: la corruzione, l’illegalità, il malcostume diffuso soprattutto nel sistema partitico . L’occupazione delle istituzioni e della cosa pubblica, così come tutti gli annessi e connessi, che ininterrottamente i soggetti politici esercitano da decenni; l’impermeabilità ai sacrifici che dall’inizio dell’esperienza di Monti, contrariamente a quanto accaduto per la povera gente, ha portato a non arretrare di un centimetro rispetto a privilegi ingiustificati ed offensivi; il pensiero fisso di occupare, spartire e mangiare senza badare nemmeno per un istante a fare l’interesse dei cittadini: questo porta all’anti-partitismo. Ovviamente la situazione di grave crisi accelera e amplifica l’esplosione di un fenomeno che esiste da sempre, è sbagliato ma fisiologico che per la gente diventi insopportabile Belsito vice-presidente di Fincantieri piuttosto che venire a conoscenza delle pensioni milionarie di ex manager pubblici che non hanno mai lavorato in vita propria.
Il tentativo, quindi, di accomunare la tornata elettorale italiana a quanto accaduto in Francia e in Grecia è e si dimostra estremamente fuorviante: l’estremizzazione e la radicalizzazione del consenso a cui assistiamo in Europa è frutto di segnali politici e cosa ben diversa dal chiedere che non ci siano più affaristi e traffichini ad amministrare la cosa pubblica … e questa in Italia, purtroppo, è una lotta senza quartiere; perchè se in passato era Berlusconi ad attirare tutte le attenzioni della “questione morale” oggi oltre ai Lusi ed i Penati basta andare in una qualsiasi amministrazione pubblica per riscontrare un sistema di occupazione e spartizione della cosa e dei beni comuni che non conosce distinzioni di colore partitico.
Al centro-sinistra sarebbe bastato proseguire sulla via tracciata da Berlinguer che troppo tempo fa, ormai, aveva individuato nella “questione morale il centro del problema italiano”; via che le avrebbe consentito di essere alternativa all’asse democristiano-socialista prima e berlusconiano-leghista poi rendendo di conseguenza superflua l’ascesa di chi chiede solo e semplicemente una politica fatta dai e per i cittadini, insomma, la normalità. La dimostrazione di quanto dico sono i risultati di De Magistris a Napoli nel 2011 e Olrando a Palermo pochi giorni fa.
I partiti, di contro, hanno ritenuto opportuno fare quadrato tra di loro unendosi sovente in ammucchiate insensate nel tentativo di proteggersi e difendere l’eccesso di cui e in cui si sono incensati, ma la gente non può più accettare di assistere a cambiamenti epocali sulla propria pelle ad a scapito della sopravvivenza effettuati in pochi giorni per poi sentirsi ripetere che la revisione dei privilegi spropositati della “casta” necessità di tempi lunghi: questo è offensivo ed inaccettabile.
Italia dei Valori è nato da più di dieci anni proprio facendosi portatore di determinate istanze, essendo nella sostanza dei fatti, anticipatore in tempi non sospetti di molte battaglie per la buona amministrazione e la departitizzazione della cosa pubblica. E’ per questo che mai potremo tacciare di anti-politica chi si fa portatore di malessere e disagio.
















Commenti recenti